Filastrocca delle domande

Psicastrocche

FILASTROCCA DELLE DOMANDE
…dal suggerimento di un bambino

…la psiche, l’inconscio, la psicologia, lo psicoanalista, la psicoterapia… ???

Dov’è questa psiche, e poi com’è fatta?
È grossa o sottile, è sana od è matta?
È dentro la testa o si trova nel cuore?
Funziona in silenzio o fa qualche rumore?

È solo una parte o tutta la mente?
Ce l’ho solo io o tutta la gente?
E quest’inconscio sarebbe quel posto
dove nascondo un pensiero nascosto?
Lo psicoanalista è un grillo parlante
oppure somiglia a una cartomante?
E quando propina la sua terapia
è come Merlino che fa una magia?
Oppure riavvita qualche rotella
e infila un bullone nella rondella?
Qualcuno mi ha detto che dice parole
perché le persone non siano più sole
e trovino ancora in un sogno, in un posto,
pensieri, emozioni che avevan nascosto….

da “Le psicastrocche. Primizie di psicoanalisi
di Geni Valle

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È nato: dormire non sarà più come prima

madre-figlio

Uno dei suggerimenti per le prime settimane che si leggono nei libri o sui social e che una neomamma si sente raccomandare  in ospedale  è “dormite quando il vostro bimbo dorme”!
Di per sé sembrerebbe facile e intuitivo.
Già dopo una settimana ci si rende conto di quanto è difficile riposare se ogni due tre ore tocca dare da mangiare, cambiare un pannolino e riaddormentare il piccolo.
Risulta scomodo dormire a qualsiasi ora è vero… fino a pochi mesi fa una di quelle indicazioni sarebbe suonata alle nostre orecchie come un’imposizione: mettiti sul divano e dormi!

Non sarà strano, nelle prime settimane di vita del nostro bimbo, avere una sorta di ribellione interna per tutto quello che non si può fare più con libertà: mangiare, uscire, lavorare… eppure presto, molto presto sarà  il nostro corpo a chiederci di dormire anche solo 3 minuti.
Inizieranno una serie di microsonni tali e quali a quelli dei neonati, giornalieri e soprattutto notturni per recuperare energie  in poco tempo.
Piano piano nelle settimane sarà possibile iniziare a pensare al bimbo come una persona vigile che fa parte del nucleo familiare e che può fare compagnia alla mamma mentre si riappropria delle cose che può tornare a realizzare.

La mamma scopre che non è da sola. C’è un bimbo accanto a lei mentre sbuccia le patate, fa una doccia, guarda la tv, prova a lavorare.
Quindi c’era una donna, diventata una mamma con un neonato.
Erano un’unica cosa e ancora rimarranno tale per tanti momenti, ecco perché la mamma riuscirà a imparare a dormire quando il bimbo dorme! Questa donna ora mamma non ha più modo di seguire i propri ritmi perché dovrà, ma soprattutto vorrà, mantenere propri quelli del piccolo.

Quando saranno due? una mamma e un bambino? Due entità distinte, davvero separate?
Alcune donne sperano che questo avvenga prima possibile, altre più in là nel tempo, per altre ancora è un processo che non dovrebbe arrivare mai.
Chi ha ragione? Un po’ tutte..

Unione e Separazione sono le modalità di cui siamo fisiologicamente dotati per la sopravvivenza. La coppia madre-bambino si separerà quando entrambi si riconosceranno in grado di sopravvivere alla divisione.
La psicoanalista Edith Jacobson ha sviluppato nel secolo scorso il costrutto unione-separazione, nel volume “Il sé e il mondo oggettuale”.

Jacobson, pioniera, dà un’importante definizione di identità, vista come consapevolezza di sé o sentimento di sé che è ancora presente nelle più attuali teorie dell’attaccamento. Studia infatti l’ontogenesi della crescita del bambino dividendo i primi anni di vita in alcune fasi:

  • Fase dell’indifferenziazione, caratterizzata dal narcisismo primario in cui il sé è “psicofisiologico indifferenziato”. I processi fisiologici sono indipendenti da stimolazioni sensoriali esterne.

  • Fase delle risposte a pulsioni esterne, in cui s’inizia una differenziazione tra libido e aggressività. Sono presenti fantasie di fusione e di frustrazione.

  • Fase della separazione-individuazione, in cui si ha un’iniziale immagine di sé.

  • Fase della costanza dell’oggetto, durante il quarto e quinto anno di vita.

  • Fase di latenza.

  • Adolescenza.

Il sonno rappresenta uno degli elementi che danno inizio e collaudano unione e separazione, una donna, diventata mamma con un bambino e poi, nel tempo una mamma e un bimbo… quindi due entità.
Possiamo pensare al sonno, come elemento necessario alla vita, fisiologica e psicologica, che ripercorre tutte e sei le fasi proposte da Jacobson.
Neonato e neomamma dovranno adeguare entrambi il proprio comportamento all’altro insegnandosi nel tempo reciprocamente nuove sensibilità.

Un neonato, quando ha sonno, dorme in qualsiasi luogo e circostanza, la madre può imparare a farlo, e questo finché entrambi si trovano nella prima fase, ancora indifferenziati. In pratica sono la stessa cosa perché hanno fisiologicamente gli stessi ritmi circadiani e una interdipendenza psicologica elevata che serve al neonato per sopravvivere.

Dalla seconda alla terza fase, da una iniziale differenziazione tra sé e l’altro, a una separazione-individuazione passeranno almeno tre anni. Madre e figlio si conoscono ormai bene. Sanno che possono essere un tutt’uno quando c’è un bisogno ma allo stesso tempo emerge l’urgenza, soprattutto per il piccolo in piena crescita, di essere altro slegato come individuo dal genitore.

Un esperimento interessante ci dice che i bambini ad esempio riconoscono la propria immagine riflessa allo specchio intorno ai 3 anni. Altri territori nella scoperta dell’immagine di sé verranno conquistati grazie alla progressiva capacità del bambino di riferirsi a se stesso e alle esperienze soggettive tramite il linguaggio.

Il bambino comincerà ad utilizzare il nome proprio e termini come “Io”, “Me”, “Mio”, per comunicare all’adulto i propri desideri e bisogni o per distinguersi da un fratello. Rispetto al sonno alcuni bambini saranno già in grado di dormire magari da soli e in un’altra stanza.

Nelle ultime tre fasi la coppia madre-figlio è già ampiamente collaudata, ed è appunto una coppia composta da due individui differenti con ritmi fisiologici e psicologici differenti.

Pertanto il passaggio dall’essere una persona al portarne dentro una per nove mesi è stato quasi naturale, ma il passaggio dal dover essere un’unica cosa con un neonato e al contempo a sentirsi separati da lui è molto complesso.

Iniziamo immaginandoci come una batteria che ha bisogno di essere ricaricata ogni tre ore.

Antonietta Dattola
Psicologa – Psicoterapeuta

Festival Psicologia 2017 – Viaggio nelle emozioni

festival della psicologia 2017

“Con il viaggio la psicologia condivide per costituzione i due ingredienti principali: la curiosità che spinge alla conoscenza e il desiderio di trasformazione. Cambiare significa avere un sogno, un movente, un orizzonte a cui tendere, qualcosa da lasciare, e significa darsi il giusto tempo, saper leggere la mappa di partenza, mettere nel bagaglio le risorse a disposizione, scegliere il passo. Anche se il punto di arrivo si chiarisce nel percorso, quello che genera conoscenza e produce un mutamento autentico passa necessariamente attraverso l’universo emotivo.
Esplorare, amare, ridere, vincere, perdere, condividere, essere uomini e donne che si confrontano con le proposte e i paradossi della contemporaneità, soggetti attivi nel cambiamento che accade: le emozioni compongono l’alfabeto con cui leggiamo e interpretiamo la realtà e attraverso le emozioni trasformiamo noi stessi, le nostre relazioni, il nostro mondo. La psicologia conferma in questo orizzonte il suo essere una pratica, che legge e accompagna i processi di cambiamento, facilita i progetti di trasformazione, aiuta a sciogliere i nodi. “

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Alimentiamo la Danza

dipinto di Rob Gonsalves

Dipinto di Rob Gonsalves

Pratica sportiva ed educazione alimentare alleati del benessere, per prevenire i fattori di rischio dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità. Laboratori di danza e alimentazione consapevole nelle scuole primarie  e secondarie di primo grado per lavorare con bambini e ragazzi sull’immagine corporea, l’identità, l’autostima, la consapevolezza di sé, le abitudini alimentari, gli stili di vita e la socializzazione.
Queste le tematiche del progetto “Alimentiamo la Danza” presentato dall’Associazione altrove* per l’iniziativa “La buona vernice” 2017 tramite la quale Renner Italia destinerà una donazione ai 10 progetti di rilevanza sociale più votati.

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Posizioni emotive

Peanuts, postura della depressioneCome cambia la postura che assumiamo in relazione ai nostri stati emotivi?
Il tipico ripiegamento di un vissuto depressivo ne è solo un esempio…
Il nostro corpo è un potente recettore di emozioni… si muove e occupa lo spazio intorno a sé anche in base al nostro umore.
Si tratta di un forma di connessione fra psiche e soma, che però va considerata nella sua circolarità. Il nostro corpo, infatti ci invia continui feedback, che possono alimentare stati d’animo o blocchi emotivi.
Gli stessi feedback, possono essere utilizzati anche per percorrere una strada diversa: nel caso specifico del vissuto depressivo, per esempio, per ricostruire quel desiderio di protendersi, in senso fisico e relazionale, necessario a riattivare le energie vitali.
Il corpo può essere così un territorio da esplorare per comprendere meglio come ci sentiamo.
Imparare ad ascoltare le tensioni e le rigidità muscolari, quali parti del nostro corpo sono coinvolte mentre proviamo una particolare emozione, quali zone restano in ombra, come cambia il nostro modo di respirare… sono possibilità che abbiamo per ascoltarci e per provare a spezzare meccanismi disfunzionali ricorsivi.
Diversi approcci psicocorporei possono risultare utili in questo senso. La bioenergetica, il training autogeno, la mindfulness… sono tutte strade possibili per prendere consapevolezza del proprio corpo, del proprio sentire, per riconnetterci con il nostro essere al mondo, integralmente.

Marzia Roberto
Psicologa – Psicoterapeuta