Fertilità… in che giorni?

articolo sul fertility day

La prima reazione rispetto al fertility day mi ha suscitato così tante emozioni che alla fine mi ha paralizzato e non sono stata in grado di dire niente… e poi un incubo ha fatto “nascere” ciò che non riuscivo  a dire.

…un incubo che mi ha svegliato alle due di notte.
Tutto inizia da un primo colloquio che avevo alle 20.20 con un cliente.
Arriva una persona un po’ agitata, di brutt’aspetto, un incrocio tra due mostri che non si sono accordati su quale percentuale dovrebbe avere la meglio. 

Si arrabbia, si infuria, tira fuori un coltello dalla manica e va in una stanza con una riunione in corso. Temo il peggio e provo a calmarlo, ci riesco ma non ricordo cosa gli dico, mentre si dirige verso la mia stanza tira fuori un martelletto piccolo dalla tasca e con voce bassa e diabolica  mi dice: “Del resto come dice lei tocca stare nelle paure…no? Questo è il giorno della paura…

Ho avuto, come spesso capita nei sogni, la percezione di riflettere, di poter decidere la mia prossima mossa.

Ebbene decido di seguirlo in stanza…  e durante il sogno pur dicendomi di non farlo, sentivo una parte professionale che sentiva di riuscire a calmare una situazione così estrema e dall’altra parte come una forza oscura che mi diceva che dovevo seguirlo perché non potevo fare altro, perché era il mio destino, perché ero donna.
Uno stato d’animo che per chi mi conosce non mi rispecchia. Eppure nel sonno siamo tutti più vulnerabile  nelle nostre angosce.

Ecco che mi sono svegliata alle due di notte.

Mettendo per un attimo da parte le opportune interpretazioni sul sogno, la mia riflessione va al pensiero che mi sono addormentata pensando al fertility day  e all’ultimo femminicidio accaduto due giorni fa.

Come mettere insieme questi due concetti che sembrano opposti, vita e morte?

Forse perché credo che il giorno della fertilità sia la celebrazione del giorno della morte di anni, lotte, intelligenze.

Forse perché credo che essere fertile non vada celebrato socialmente altrimenti pretendo che debba essere celebrato anche il non esserlo.

Forse perché so che sentirsi legittimati a esistere solo nei giorni considerati dell’ovulazione, quindi fertili è la mortificazione di ogni donna.

Forse perché l’ultima donna uccisa aveva tre figli, un marito medico, cavolo, cara Lorenzin, eppure la fertilità non l’ha salvata.

Leggevo ieri un’intervista a Eva Cantarella, conoscitrice delle antichità greche e romane, raccontava una storia bellissima. Scrive: “Seppero reagire meglio le donne romane quando il “buon” Augusto, per incoraggiare la fertilità, impose a tutte, salvo le prostitute, di sposarsi, punendo chi non poteva avere figli, con sanzioni patrimoniali.
Ebbene sì, le  romane si ribellarono andando a iscriversi nelle liste delle prostitute per sbeffeggiare l’imperatore.

Antonietta Dattola
Psicologa – Psicoterapeuta

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